La crisi del Carlo Poma dopo tagli, disservizi e super-bonus ai manager

Posted on 7 gennaio 2015 di

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poma

[Pubblichiamo la lettera di eQual Mantova]

La strategia base per la privatizzazione purtroppo la conosciamo da tempo: tagliare i fondi, fare in modo che le cose non funzionino e sull’onda del malcontento generale consegnare il tutto ai privati. Il recente appello dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma a enti privati per avere materiali (dai libri per bambini alle automobili) è a dir poco inquietante.

Siamo al termine di un ventennio in cui la sanità pubblica, ancora di più quella lombarda gestita dalla banda Formigoni di CL, ha subìto colpi molto pesanti. Nelle difficoltà del sistema pubblico si è inserita la sanità privata che, con la scusa di “fornire un servizio” trasforma la salute in un business multimilionario in cui l’importante è, ovviamente, il profitto: la sanità privata è già al 30% a livello regionale con il sistema del “privato accreditato”.

I tagli alla sanità pubblica imposti dai Governi sono stati “amministrati”, tramite riorganizzazioni (tagli ai servizi) proprio dai manager provenienti dagli stessi partiti al governo della Regione o dello Stato centrale. La piaga della lottizzazione politica delle poltrone non si è mai fermata e, proprio la Regione Lombardia, arriva a consegnare ventimila euro di bonus anche a chi è sotto inchiesta per corruzione e turbativa d’asta (Stucchi del Poma, quota Pdl/Cl) e al “fedelissimo” manager dell’Asl, Borelli (quota Lega Nord).

Sul fronte del lavoro il personale del Carlo Poma ha affrontato una serie di tagli occupazionali, lavora da tempo sotto organico e con turni sempre più pesanti. In questo modo il servizio e l’assistenza ai malati si scontra con i tagli che arrivano anche a minare il numero di posti letto disponibili che, dagli anni Ottanta, è stato letteralmente dimezzato. Senza contare i presìdi ospedalieri come quello di Bozzolo che, nell’ottica della “razionalizzazione” di stampo aziendalistico, rischiano di essere chiusi.

Questa è la fotografia impietosa: se la guardiamo bene capiamo anche che non servirà a molto donare dei computer, dei libri o delle auto; per fermare questa deriva serve “donare” impegno e attenzione sociale ai problemi. Il diritto alla salute, primario e fondamentale per ciascun cittadino non può essere lasciato in mano a chi fa solo valutazioni di convenienza. Decine di profittatori della politica, dell’economia e nella sanità pubblica vanno “delocalizzati” molto lontano, dove non possano fare danni. È necessario inoltre ridisegnare un nuovo modello di sanità nel quale le Amministrazioni tornino ad investire in un sistema realmente pubblico il cui primo fine sia la salute e non l’interesse privato di chi, sulla pelle e i bisogni dei cittadini, vuole costruire il proprio potere economico e politico.

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Posted in: Sanità