Missione di pace

Posted on 31 ottobre 2012 di

1


In questi giorni è in corso una “missione di pace in Medio Oriente” promossa dalla Tavola della pace e dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani. Ne prendono parte  212 studenti, giovani, insegnanti, amministratori locali, sportivi, giornalisti, esponenti di gruppi e associazioni e semplici cittadini provenienti da 90 città italiane.
Una” missione” in Israele e nei territori palestinesi occupati, nel cuore del conflitto più lungo del nostro tempo, laddove la pace appare più lontana e urgente. Tra i partecipanti ci sono anche gli attivisti mantovani Gino Goffredi e Nicola Lamborghini.
Di seguito un loro contributo sui primi giorni nei territori occupati, scritto per Informati !Mantova

Il primo impatto del nostro viaggio l’abbiamo avuto con agenti della security israeliana: 4 ore di interrogatori al terminal 5 di Fiumicino ad ognuno dei partecipanti di carattere sia generale che personale; una sorta di ‘enclave’ israeliana in territorio italiano che ha fatto ritardare il volo di 2 ore.

L’arrivo in Israele è stato invece più tranquillo, con l’accoglienza del Console Generale Gianpaolo Cantini che ci ha introdotto alla situazione della Cisgiordania sottolineando la necessità di collaborazione sia da un punto di vista istituzionale che associativo e l’importanza di dare nuova visibilità alla questione israelo-palestinese. Queste le sue parole.

La prima giornata l’abbiamo impegnata ad ascoltare le voci della Palestina. Il benvenuto ce lo ha dato il sindaco di Bethlehem Victor Batarseh (sindaco uscente a dir la verità, perchè il 20 ottobre scorso ci sono state le elezioni e prossimamente si insedierà il primo sindaco donna,Vera Baboun); il quale ha parlato di come la situazione a livello statale sia rilevabile anche osservando solo il territorio di Bethlehem: 87.000 coloni israeliani insediati, terreni confiscati, spostamenti difficoltosi e consentiti solo da permessi da richiedere all’autorità israeliana, infrastrutture e servizi carenti.

Dopo di lui ha parlato un rappresentante dell’OCHA (Coordinamento Affari Umanitari nei Territori Occupati), Ray Dolphin, che ha illustrato la blindatura militare ed economica del territorio di Gaza che risulta essere così sempre più isolato; e la situazione della West Bank (Cisgiordania) in cui Israele sta continuando ad occupare sempre più parti economicamente strategiche che hanno frammentato e ridotto la giurisdizione palestinese al solo 40% del territorio di diritto.
Ad arricchirci di informazioni, esperienze e sensazioni, ci hanno pensato le oltre 100 famiglie che ci hanno ospitato nelle loro case condividendo con noi cibo e difficoltà e a cui abbiamo risposto con solidarietà e amicizia. Non è mancata poi l’occasione di visitare la parte monumentale e storica della città (Basilica della Natività e la Grotta del latte) per immergerci nelle origini più antiche di questa terra. Ha concluso la giornata l’incontro con il Vescovo Ausiliare del Patriarcato di Gerusalemme Padre William Shomali che ha parlato della complessità del conflitto alimentato dalle posizioni ideologiche e religiose delle parti.

La giornata di Lunedì 29/11 inizia nella mattinata a Ramla incontrando il sindaco ed altri esponenti di questa comunità, che viene indicata come esempio di integrazione tra le varie etnie e confessioni religiose. E’ stata sottolineata la capacità sempre maggiore di inserire e dare opportunità a israeliani arabi, cristiani e immigrati ebrei di prima generazione. Al termine si sono creati 4 gruppi con diverse destinazioni.

Gino e Nicola hanno visitato col ‘gruppo 3’ gli insediamenti e avamposti (così chiamati gli insediamenti non ancora riconosciuti dal governo israeliano) in territorio palestinese di Cisgiordania attorno a Gerusalemme, guidati da un’esponente di ‘Peace Now’, associazione israeliana che sostiene la posizione ‘2 popoli, 2 stati’.

E’ stato tuttavia difficile capire come questa posizione può essere sostenuta con tutte le contraddizioni e ambiguità israeliane, emerse a livello politico e amministrativo nella gestione dei territori. L’impressione è stata che indicare una soluzione, spiegando ‘tecnicamente’, ma senza prendere chiare posizioni di denuncia (e senza dare troppo disturbo al proprio governo), sia la strada su cui si muove ora ‘Peace now’.

Rita, Alessandro ed Irene (gli altri mantovani che hanno preso parte alla missione) invece si sono recati a Sderot, cittadina al confine con la striscia di Gaza, spesso bersaglio dei cassan di Hammas. Proprio nella notte scorsa nei territori attigui sono piovuti 3 missili, che hanno fatto si che al nostro arrivo l’atmosfera fosse tesa e la popolazione in allerta dopo altri allarmi in mattinata. Nonostante questo hanno potuto comunque raggiungere il confine, da dove si possono vedere le case della città di Gaza dopo una striscia di terreno reso brullo dall’esercito israeliano e disseminato da barriere con sensori di movimento elettrici. La vista della città risulta sbarrata in parte da un alto muro che si vede arrivare fino al mare. La guida che ha accompagnato il gruppo si chiama Nomika Zion (una delle fondatrici di “The Other Voice”), ed è una donna che ha scelto di vivere in questa città e di far sentire la sua voce contro la posizione del suo governo israeliano e quella della maggior parte dei suoi concittadini.

Altre info sulla missione di pace si trovano sul sito: http://www.perlapace.it/

Annunci